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L’accomodazione è
un meccanismo automatico (una specie di zoom inconscio) che, nel soggetto
giovane, (sotto i 45 anni), agisce modificando istantaneamente la forma
del cristallino in base alla distanza dell’oggetto che si sta osservando.
Tale dispositivo viene meno con il passare degli anni, per un fenomeno
fisiologico che prende il nome di presbiopia; l’occhio diventa progressivamente
un sistema ottico a fuoco fisso: a 40-50 anni si si vedono bene gli oggetti
lontani ed è normale usare un paio di occhiali da presbite per
aiutare la lettura che altrimenti sarebbe difficoltosa. Chi a quell’età
riesce a leggere senza occhiali è molto probabile che sia un poco
miope o astigmatico e che quindi per lontano non riesca a distinguere
la riga dei 10/10.
Subito dietro il cristallino si trova il vitreo, sostanza
gelatinosa trasparente priva di funzioni di focalizzazione, che costituisce
il “contenuto” del globo oculare.
Nell’occhio normale, detto emmetrope, a riposo, l’immagine
di un oggetto distante viene focalizzata sulla retina
(la membrana visiva che riveste interamente il “fondo” dell’occhio
e che, nel nostro esempio, corrisponde alla pellicola fotosensibile).
Viene quindi trasmessa attraverso una sorta di “cavo” che
unisce i prolungamenti delle cellule retiniche il nervo ottico”
alle zone del cervello (la corteccia visiva) che processano, elaborano
e uniscono le immagini provenienti dai due occhi. Soltanto a questo livello
si può parlare di vera e propria percezione visiva, che avviene
in modo completo solo quando tutte le strutture menzionate risultano integre
e funzionanti in maniera armonica. Nelle situazioni di malattia del sistema
visivo, che si possono associare ai difetti della vista (miopia, ipermetropia
e astigmatismo), si può intervenire con i tradizionali presidi
medico-farmacologici e/o chirurgici.
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